DNA controllato, un marchio a garanzia della qualità

Sembra materia per i Ris, roba da crime story. E invece parliamo di agroalimentare. Il test del Dna esce dalle indagini legate alla cronaca nera per rivoluzionare il mondo agroalimentare. Il Parco Tecnologico di Lodi, polo di eccellenza per l’agroalimentare, ha sviluppato il test del Dna Controllato in grado di svelare frodi e di garantire l’originalità dei prodotti: una certificazione che interessa sempre più aziende che dispongono di alimenti di altissima qualità, come un olio monocultivar o un riso Carnaroli. Con la possibilità in un prossimo futuro anche di applicare la stessa metodologia al vino. Da oltre dieci anni il Parco svolge attività di ricerca mirata all’innovazione nei settori dell’agroalimentare, bioeconomia e scienze della vita. Finora ha sviluppato oltre 90 progetti di ricerca e sviluppo nazionali e internazionali (tra cui 11 progetti di sequenziamento genoma), offre servizi a oltre 100 imprese e ha creato un network che si estende in oltre 40 Paesi, toccando più di 500 istituzioni di ricerca e 650 imprese. Con il direttore Gianluca Carenzo, abbiamo parlato del test del Dna Controllato.

Come funziona e a cosa serve il test del Dna Controllato?
«Il test del Dna è divenuto famoso grazie al suo uso nelle indagini di polizia. Noi usiamo quelle stesse tecnologie per certificare la qualità e l’originalità dei prodotti agroalimentari. Ciascun prodotto, infatti, ha una sua caratteristica impronta digitale genetica che non può essere contraffatta: noi, leggendo quindi il suo Dna, possiamo risalire a come è stato fatto e se, eventualmente, vi sono state adulterazioni. Se è tutto in ordine, il Parco rilascia al produttore l’autorizzazione a usare il marchio Dna Controllato».

Da quando è operativo?
«Il Parco sta sviluppando le tecnologie che stanno dietro il marchio da oltre dieci anni, ma ha cominciato a proporle attraverso il marchio circa un paio di anni fa».

Quanti test finora sono stati effettuati e che esiti hanno dato?
«Ogni anno i nostri laboratori svolgono diverse decine di migliaia di analisi genetiche. Di queste sono alcune migliaia quelle legate al marchio Dna Controllato, anche se poi non tutti i produttori scelgono di usare il marchio sui loro prodotti. Le analisi sono inoltre in continua crescita e, proprio in questi mesi, stiamo mettendo a punto nuovi metodi per settori che non avevamo ancora affrontato. I risultati fin qui raccolti sono più che positivi, ma è comprensibile, si rivolgono a noi aziende che hanno fatto della qualità una bandiera e che cercano di accrescerla e renderla evidente ai loro clienti».

Quali sono le frodi più comuni e quelle più sofisticate relative all’olio extravergine di oliva?
«Le frodi possibili sono molteplici, molte di queste il panel di degustatori che ha sede qui presso il Parco è in grado di identificarle al primo assaggio. Vanno dal taglio con altri oli all’aggiunta di clorofilla, dalla vendita di oli con difetti alla vendita di un olio monocultivar ottenuto da una miscela».

Che vantaggi può trarre il consumatore dal test?
«Il primo dato, generale, è che le aziende che chiedono di usare il marchio Dna Controllato sono aziende che già hanno prodotti di altissima qualità. Il secondo è che questa qualità è stata certificata con un metodo non “di carta”, ma oggettivo e non falsificabile come l’analisi del Dna. Il terzo e ultimo è che accanto al marchio è presente un QR-Code attraverso cui si può accedere a una pagina, che abbiamo redatto noi e non l’azienda, in cui si spiega cosa è stato certificato ed è possibile verificare se il prodotto che abbiamo in mano è tra quelli effettivamente verificati».

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